Finzione
novembre 9, 2011
Odio il modo in cui mi guardi, il modo in cui rubi il mio mondo, le mie insicurezze e le fai tue. il modo in cui catturi la mia attenzione il mio imbarazzo. Odio i tuoi occhi, è come sprofondare negli abissi eppure riuscire a respirare.
Odio il modo in cui mi parli, la tua voce, la tua bocca, il tuo sorriso che mi riporta a sensazioni lontane…quasi come potessi provare di nuovo il benessere di quando si è bambini…quella sensazione di sicurezza, dove si era felici per le cose vere, per le cose semplici…qualcosa che riporta indietro alle cose belle…quelle che di solito dimentichiamo con naturalezza ma che sono state le migliori per noi, di quelle che abbiamo celate nel cassetto dei ricordi e che non ritroveremo mai se non nella memoria, o nel tuo sorriso.
E odio le tue mani, la tua sicurezza, il modo in cui mi sfiorano…si prendono quasi gioco di me, mi tengono stretta e non mi lasciano andare via, potrebbero accarezzare una tigre e renderla docile.
Ti odio perché rendi come un sogno fluido ogni stagione dell’anno, perché con te l’inverno è diventato il mio periodo preferito…il giorno in cui ti ho incontrato non ricordo il freddo che faceva, solo l’emozione, il calore del nostro primo contatto.
E se è vero che sono una persona contraddittoria, una lunatica, una pazza. La verità è che amo ogni piccola parte di te. I tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani. E nulla mi impedirà di godermi ogni piccolo secondo della tua essenza.
Ama il prossimo
luglio 20, 2011
“Ama il prossimo tuo come ami te stesso”, ecco il vero motivo per cui il mondo è continuamente in guerra. Nessuno di noi si ama abbastanza.
3D & HD
ottobre 18, 2010
Leggevano un libro e immaginavano la voce, la forma e i colori delle cose. Poi con la radio solo le forme e i colori, con la prima tv in bianco e nero solo i colori … oggi che tutto è fottutamente in 3D e in HD non immagini un cazzo di nuovo
Rock is Dead
giugno 4, 2010
Sì risveglio in un altro letto. Ancora un altro sconosciutissimo letto. Era uno di quei letti matrimoniali rinforzati, con una gettoniera sul capo della spalliera. Di quelle che inserivi il gettone e tutto iniziava a tremare per 30 minuti di seguito. Le pareti erano infestate da una carta da parato damascata con le orecchiette negli angoli per colpa del tempo e della colla che perdeva colpi. Sul soffitto invece un’infiltrazione formava una chiazza con le sembianze di un dinosauro. Lei era lì stesa con il capo verso l’alto e lo sguardo su quella chiazza. Cercava di ricordare la sua nottata e prima di voltarsi sulla sua sinistra, provava a ricordare il volto di chi gli stesse affianco.
Probabilmente era stata un’altra assurda serata. Un’altra sbronza e lite nel retrobottega di un locale che odorava di fumo. Il trucco sbavato sulla faccia e il Jack Daniels versato sui pantaloni aderenti. Era sicuramente stata una serata balorda, con quel gruppo rock e il suo chitarrista convinto di essere un duro fracassando la sua chitarra Fender Stratocaster sul pavimento di legno sporco del palco. Nessuno gli aveva spiegato che ormai anche i quartetti d’arco rompono i propri violoncelli alla fine di un’esibizione. Nessuno gli aveva detto che ormai il mondo era diventato ecosostenibile. Si differenzia la spazzatura, si chiude l’acqua mentre lavi i denti e non azzecchi più le gomme dovunque ti pare. Ora c’è educazione. Siamo stati civilizzati.
Lei probabilmente non sarà nemmeno arrivata alla fine del concerto, e per arrotondare le spese avrà stuzzicato il primo pervertito e se lo sarà portato al motel lungo quella strada isolata a qualche km di distanza dal centro. Una di quelle strade con i lampioni fiochi, distanti un paio di centinai di metri uno dall’altro. Forse era un po’ grasso e calvo oppure un capellone di altri tempi. Nonostante gli sforzi non riusciva a visualizzare il suo volto. Non ricordava chi fosse e cosa avessero fatto. Quindi, visto il fallimento inspirò più che poteva l’aria nei suoi polmoni, tirò un lungo sospiro, chiuse gli occhi, prese coraggio, si voltò e li aprì.
Nella confusione più totale, nell’imbarazzo più disonesto non trovò nessuno. Non c’era nessun uomo e il letto non era sfatto. Nessuna incarto di preservativo e nessun fazzoletto sporco. Nemmeno un didlo o altra diavoleria simile. Trovò solo un tulipano e un pezzettino di carta con su scritto “Sembravi stanca. P.S sono gay”
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Non c’è più religione
giugno 4, 2010
Michele è per tutti l’omino degli HotDog. Colui che infesta ed inebria allo stesso tempo le strade della città, con l’odore bruciato di cipolle. Le sue, probabilmente, sono le cipolle più cattive della notte. Quelle che si attaccano al palato come alpinisti e rimangono lì per un paio di giorni.
Quell’anonimo omino degli HotDog mette, ogni volta, una firma ai tuoi gusti, nel tuo sesso orale e nei caffè dell’ufficio dopo la pausa pranzo. Ogni notte prepara il suo banchetto, fa l’inventario degli ingredienti e per le strade scure e veloci della città insegue le dance floor più ambite del momento. Lui serve enormi salsicciotti ricoperti di crauti a sensuali donnicciole ormai sempre più simili a delle prostitute di vecchia data. Ma tutti sanno che non ci son più le battone di una volta. Donne stanche morte con i loro tacchi nelle mani e con i piedi nudi sull’asfalto sporco e crudo. L’uomo degli HotDog per una strana legge di natura, nelle notti brave, diventa sempre il tuo secondo pusher di fiducia. Prima passi da quello per l’erba o per le paste così che tutto diventi uno sballo indimenticabile e poi come ogni volta cerchi di riempire i tuoi vuoti con un sudicio panino ricoperto di ketchup. Sembra, ormai, che il divertimento possa essere riassunto in questa semplice alchimia di vuoti e pieni. Svuotare, riempire. Prima immergessi nella folla e far finta di sentire il ritmo della musica e poi dopo cercare la sicurezza nelle cose semplici. Un fottutisimo HotDog per l’appunto. Ormai gli è nettamente chiaro che riuscirà a salvare molte più anime placando la fame chimica piuttosto che ascoltare inutili confessioni e dare la comunione ai vecchietti ogni maledetta domenica. Michele era un prete ora è un pastore.
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Sogni siliconati
giugno 4, 2010
Ho sempre avuto un’immaginazione hollywoodiana infatti i miei sogni erano siliconati
Se pur il sole illumina i giorni,
la notte incombe violenta.
E come un’esercito si fa breccia
tra gli umili sogni di un uomo
già arrugginito dall’infiltrazione
perpetua di costanti dolori terreni.
…
…..
Robert Plant & Alison Krauss: Killing the Blues
aprile 3, 2010
Quelqu’un m’a dit – Carla Bruni
aprile 3, 2010
On me dit que le destin se moque bien de nous
Qu’il ne nous donne rien et qu’il nous promet tout
Paraît qu’le bonheur est à portée de main,
Alors on tend la main et on se retrouve fou
Pourtant quelqu’un m’a dit …
Chiama
aprile 2, 2010
Non capisco perché tu stia qui. Cosa cerchi? Cosa speri di trovare? Forse mi senti distane. O forse hai semplicemente voglia di stare un po’ con me. Fai una cosa… Alza il telefono e chiamami. Tanto io sono qui
Tremo
marzo 24, 2010
Sono le urla non gridate che fanno tremare le fondamenta della casa. E pezzo dopo pezzo vedo il cielo da un soffitto che ormai non c’è più.
Riflessi
febbraio 27, 2010
In quel momento lei si trasformò in uno specchio. Mostrò la mia natura vuota e senza forma, mi spoglio di ogni convinzione. Di ogni costrutto o idea. Smontò ogni impalcatura di convinzione. Ero debole. Non potevo ribattere il suo riflesso così limpido. Dovetti cedere alla sua e alla mia sincerità. Uscì da quella biblioteca per prendere area. Appena fuori il mio corpo reagi al freddo gelido della sincerità. Come un fesso proverai a riscaldarmi coprendomi. Che ingenuo il freddo veniva de dentro. Accesi una sigaretta e l’aspirai con il desiderio che in quel momento riempisse i miei vuoti… era solo area sporca. Il mio corpo tremava. Avevo voglia di nascondermi nel suo ventre.
Meccanismi
febbraio 27, 2010
L’invenzione della morte come imprevedibile fine del tutto è solo un modo per farti apprezzare le infinite casualità della vita.
Lettere
febbraio 20, 2010
Era quasi in punto di morte, quando trovò davanti a se un vecchio baule pieno di lettere. Lo aprì, e iniziò a sfogliarle una ad una. Notò che negli ultimi cinquant’anni gli erano arrivate solo bollette e buste paghe. Fu allora che iniziò a desiderare di vivere.
Voglia di vita
febbraio 20, 2010
Ho sempre desiderato una vita fatta di sogni. Ora ho dei sogni che desiderano una vita.
Natura ferrosa
febbraio 17, 2010
C’era una volta un ragazzo con un enorme armatura di ferro. Era un’armatura vecchia, arrugginita, pesante.
Il ragazzo ogni mattina al suo risveglio con molta pazienza la indossava. Appoggiava l’elmo sul capo, copriva il busto, metteva su ogni pezzo.
Ed ogni mattina al suo risveglio quel ragazzo copriva se stesso in un ammasso di cianfrusaglie che nascondevano bene ogni sua debolezza.
Non ha mai amato quell’armatura ma ne sentiva la strana esigenza. L’armatura era l’unico modo per non sentirsi un giullare.
Con il passare del tempo, il ragazzo, accetto la sua natura ferrosa e si convinse di essere ciò che non era mai stato. La gente imparò anche ad apprezzarlo nella sua natura così poco sincera e nessuno si chiedeva il suo vero nome o la forma del suo volto.
Un giorno, il cavaliere, dopo aver indossato la sua condanna si avviò, come ogni giorno, nei sentieri della quotidianità finché il suo percorso non venne interrotto da una voce lontana. Era una voce femminile che chiedeva aiuto, una ragazza che urlava disperatamente: “Aiuto! Affogo!”. Il cavaliere, cercò di capire da dove provenisse quella voce, si girava, si voltava, cercava la provenienza di quel richiamo. Era confuso, la luce lo abbagliava, gli alberi lo disorientavano, quando, poi all’improvviso si trovò davanti ad un lago, di cui non conosceva l’esistenza. Lì nel lago, c’era la ragazza che chiedeva aiuto. Il cavaliere cercò un ramo per farla aggrappare, ma era troppo distante, provò con una fune, ma affondava nelle torbidi acque del lago. La ragazza, quindi, gli gridò di buttarsi per scorrerla. Ma lui non poteva, non con quell’ammasso di ferraglia che indossava, sarebbe annegato subito. La ragazza iniziò a non gridare più, sprofondando nell’acqua scura. Il ragazzo capì che doveva buttarsi, capì che doveva per la prima volta levare quella fastidiosa armatura. Si guardò attorno e con molta fretta sganciò ogni pezzo, scaraventandoli ovunque, in aria, tra le siepi e poi si tuffò.
Nuotò in profondità alla ricerca della ragazza. Scendendo sempre più giù quando all’improvviso il suo capo uscì fuori dall’acqua. Al contatto con l’aria inspirò con tutta la forza che aveva in corpo come se non avesse mai respirato prima in vita sua. Era fradicio, abbagliato dalla luce del sole, che non aveva mai visto prima. La ragazza gli appoggiò le mani sul volto e gli chiese: “Come stai? Come hai fatto a stare tutti questi anni lì sotto? Senza respirare?”. Guardandolo, con il suo viso chiaro, disse che quello non era il suo posto. Avvicinò le sue rosse labbra al ragazzo e gli sussurro: “Vai uccellino. Vola via da qui. Tu sei nato per volare.”
Aspettative
febbraio 16, 2010
Le aspettative offuscano i fugaci attimi della felicità.
Tim Buckley – Phantasmagoria in Two
febbraio 14, 2010
Assassino
febbraio 11, 2010
Era bello.
Si presentò pieno d’amore.
Era mio, solo mio.
Lui mi amava senza troppi fronzoli
e non voleva nulla in cambio.
Volevo amarlo, anche io,
alla stessa maniera.
Volevo amarlo incondizionatamente,
senza nessun pregiudizio.
Ma le nostre forme infinitamente diverse
non ce lo permettevano.
Cambiavo umore nei suoi riguardi,
cambiavo amore nei miei.
Quando lui, invece,
mi chiese solo di essere sincero.
Non riuscivo ad accettare la sua superiorità,
mi rendeva nervoso. Mi devastava.
Dovetti ucciderlo.
Dovetti colpirlo forte alle spalle.
L’avevo rifatto.
Uccisi un altro
sogno.
Come Back – Pearl Jam
febbraio 11, 2010
Se continuerò con le mani distese di fronte a me
la luce riuscirà a passarci attraverso?
sotto questo soffitto spezzato
è solo la pioggia che sento
Ho passato i giorni a desiderare…
oh oh oh
ritorna
Avevo preparato tutto
quello che avrei voluto dirti
fin da quando sei scivolato via
Sappi che io rimango sempre sincero
Ho passato i giorni a desiderare…
Ti prego dimmi che se non te ne fossi andato
non ti avrei perso in nessun altro modo
Ovunque tu sia ora.. torna
E questi giorni, striscian lenti
e quando è notte, mentre aspetto
che sia davvero possibile incontrarti nei miei sogni
Mi addormento
Se non dovessi andare a pezzi, i miei ricordi resterebbero limpidi?
Così tu sei dovuto andare e io sono dovuto restare qui
Ma la cosa più strana fino a questo punto
E’ che sei così lontano
ma ti sento così vicino
e non mi pongo nessuna domanda sul perchè sia così
Deve esserci una porta aperta, perchè tu possa tornare
E questi giorni, striscian lenti
e quando è notte mentre aspetto
che sia davvero possibile incontrarti nei miei sogni
E alle volte mi rispondi
e quando arriva il mattino posso giurare che sei qui, accanto a me
ed è ok
E’ ok
E’ ok
Sarò qui
Ritorna
Ritorna
Sarò qui.
L’ho rifatto
febbraio 10, 2010
Ho voglia di andare a piangere su una collina.
Ho assassinato un altro sogno.
Wicked Game – Chris Isaak
febbraio 8, 2010
Il mondo era in fiamme
e nessuno oltre a te poteva salvarmi
é strano come il desiderio rende pazze le persone
non ho mai sognato che avrei incontrato qualcuno come te
non ho mai sognato che avrei perso qualcuno come te
no, non voglio innamorarmi
questo mondo ti spezzerà il cuore
no, non voglio innamorarmi
questo mondo ti spezzerà il cuore
di te, di te
che gioco malvagio da giocare, farmi sentire cosi
che cosa malvagia da fare, lasciarmi sognare te
che cosa malvagia da dire che non ti sei mai sentita cosi
che cosa malvagia da fare, lasciarmi sognare te
e non voglio innamorarmi
questo mondo ti spezzerà il cuore
No, non voglio innamorarmi
questo mondo ti spezzerà il cuore
di te
il mondo era in fiamme
e nessuno oltre a te poteva salvarmi
é strano come il desiderio rende pazze le persone
non ho mai sognato che avrei amato qualcuno come te
non ho mai sognato che avrei perso qualcuno come te
no non voglio innamorarmi
questo mondo ti spezzerà il cuore
No, non voglio innamorarmi
questo mondo ti spezzerà il cuore
di te, di te
nessuno ama qualcuno
Voglia di sognare
febbraio 7, 2010
Abbiamo nascosto a noi stessi e agli altri il sogno che custodivamo dentro. Ora, però, non capisco più quale sia il confine tra l’immaginazione e la realtà, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma soprattutto giusto per chi? Per cosa? In questa notte dove tutto era così effimero il mio pensiero volava da te. Rivedevo nei miei occhi il tenero incontro e l’estrema sincerità di quel bacio così vero. Perché in questo momento non ci stiamo regalando quella dolce voglia di sentirci vivi? Devo addormentarmi. Ho bisogno di fermarmi. Ho bisogno di rincontrarti. A tra poco mia cara. Buona notte
Percezioni
gennaio 30, 2010
Al cambiare del obiettivo la realtà delle cose muta.
Nettare degli Idei
gennaio 29, 2010
La noia ha ucciso più affetti che il tradimento, e quelle donne divine, che sanno farsi amare eternamente raggiungono questo ideale degli ideale, trasformandosi in cento donne diverse. Oggi sono il caffé, domani saranno il thè e postdomani il nettare degli idei. (P.M)